Ogni anno celebriamo l’8 marzo, ma siamo stufe di parole vuote e celebrazioni simboliche. Mentre si moltiplicano dichiarazioni e retorica sulla centralità delle donne, la realtà racconta un’altra storia: diritti indeboliti, politiche insufficienti, disuguaglianze che persistono.
Il Partito della Rifondazione Comunista Emilia-Romagna denuncia con forza che, nonostante le promesse, la politica continua a muoversi troppo lentamente e spesso nella direzione sbagliata.
Il governo guidato da Giorgia Meloni dichiara di sostenere le donne con misure come il piano asili nido e incentivi alla maternità, ma nei fatti ha ridotto drasticamente le risorse destinate al contrasto della violenza di genere. Allo stesso tempo è stata cancellata l’Opzione Donna per il pensionamento anticipato e l’Italia continua a scendere nelle classifiche internazionali sul divario di genere. Si parla di valorizzazione della maternità, ma la visione che emerge è quella di un modello sociale che riporta le donne dentro ruoli tradizionali.
In Emilia-Romagna i numeri raccontano una situazione che non può essere ignorata. Nel 2024 le chiamate al numero antiviolenza sono state 3.674, con un aumento del 19%, di cui 1.208 da vittime dirette. I centri antiviolenza hanno accolto 2.412 nuove donne, soprattutto vittime di violenza psicologica e fisica. Nello stesso anno si sono registrati 9 femminicidi.
I dati più recenti confermano che il fenomeno resta grave: nel 2025 quasi cinquemila donne si sono rivolte ai centri antiviolenza della regione. Crescono le richieste di aiuto e aumenta la consapevolezza delle donne, ma questo significa anche che la violenza continua a essere un problema strutturale che richiede risposte politiche forti e continuative.
Non basta più ricordare.
Non basta più indignarsi.
Servono politiche strutturali: finanziamenti stabili ai centri antiviolenza, autonomia economica per le donne, servizi pubblici diffusi, lavoro dignitoso, educazione al rispetto e all’uguaglianza.
Per questo diciamo con chiarezza che l’8 marzo non può essere una ricorrenza vuota. Deve essere una giornata di lotta, di rivendicazione e di mobilitazione.
L’8 marzo deve essere ogni giorno, finché l'uguaglianza non sarà reale.

.jpeg)


